Pedagogia Canina

Ad essere sincero, il termine “Pedagogia Canina” non è proprio “farina del mio sacco”, ma è una leggera variazione (senza nemmeno troppa fantasia) di quella “Pedagogia Cinofila” ha dato il titolo ad un libro di Roberto Marchesini (2013). 

Il testo presentava ufficialmente – credo per la prima volta – l’approccio Cognitivo-Zooantropologico, “un modo completamente nuovo di considerare il cane nei suoi aspetti comportamentali e di apprendimento, fondato su due paradigmi di base: il principio relazionale, così come individuato dalla zooantropologia, e il principio mentalistico, così come strutturato dalle scienze cognitive” (Marchesini, 2013, p. V). Attualmente fuori catalogo, “Pedagogia Cinofila” è diventato un cult tra i cinofili collezionisti e non, un po’ come “Lupi Travestiti” di Barbara Gallicchio (2001) o  “Il cane preso sul Serio” di Eberhard Trumler (1974).

L’approccio Cognitivo-Zooantropologico considera il training cinofilo (ovvero, addestramento, educazione o istruzione) non più come basato sulla creazione di automatismi (condizionamenti) o sulla gestione di istinti innati, in una logica di “controllo” e di “utilizzo” del cane, ma come un processo pedagogico – “una vera e propria Pedagogia Canina” (Marchesini, 2013, p. VII) – finalizzato a far emergere le sue virtù e declinarle in modo adattativo al suo contesto socio-ambientale di vita. 

Pur condividendo appieno queste premesse, Pedagogia Canina rappresenta, per me qualcosa di più ampio. 

Non indica soltanto un particolare metodo di training, ma una vera e propria “scienza teorica e paratica che studia i processi di crescita, insegnamento/apprendimento e sviluppo della personalità” – come per l’uomo, ma applicata ai cani – fortemente contaminata da altre discipline, tra cui “anatomia e fisiologia, filosofia, psicologia e sociologia” (Shah & Campus, 2021).  Pedagogia Canina rappresenta, per me, una panoramica a 360 gradi sulle origini del cane e sulle sue caratteristiche etologiche, sul suo sviluppo ontogenetico, sul suo rapporto con l’uomo e la società, sui principi psicologici e neuroanatomici legati ai processi di apprendimento e sulle tecniche di Educazione Cinofila. 

Proprio perchè credo fortemente nella Evidence-Based Practice, queste pagine ospiteranno anche articoli divulgativi sulla scienza (di ieri e di oggi) alla base della Pedagogia Canina. Stay tuned!

Bibliografia

Marchesini, R. (2013). Pedagogia Cinofila. Introduzione all’approccio Cognitivo Zooantropologico. Oasi Alberto Predisa.

Gallicchio, B. (2001). Lupi travestiti. Le origini biologiche del cane domestico. Edizioni Cinque.

Trumler, E. (1974). Il cane preso sul serio. Mondadori.

Shah, R. K., & Campus, S. (2021). Conceptualizing and defining pedagogy. IOSR Journal of Research & Method in Education11(1), 6-29.